Anamnesi di un’esposizione: il silenzio come sintomo

a cura di Genealogie del Futuro 

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Pratiche di intossicazione volontaria 

di Imma Egizio

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Veleno. Una questione di dose

di Cecilia Lattari

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La mia lingua, mescolanza

di Carlotta Rodighiero

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Sangue Celeste

di Carolina Iacucci

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Silphion

di Emma Dotti e Federica Mariani

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My Man

di Gaia Michela Russo

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La Scogliera del Sacco

di Francesca Baglieri

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EXSARNO

di Cecilia Scarfò

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Ricordati che questa è la prima volta che vivi

di Viola Morini

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Nel mio ventre un vaso di plastica. 

Visualizzare la sesta estinzione di massa attraverso la necroscopia marina

di Angela Balzano e Luca Seguenza

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Prolifera, poi prolifera ancora

di Nicolas Pezzotta

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Fonti

per approfondire

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Silphion

di Emma Dotti e Federica Mariani

Il silfio era un’antica pianta selvatica della Cirenaica, odierna Libia orientale, impiegata come afrodisiaco, contraccettivo e abortivo. Tanto preziosa da diventare il simbolo della città di Cirene, impressa sulle sue monete, fu probabilmente estinta dal sovrasfruttamento che ne massimizzò la raccolta. Basandosi su disegni d’epoca, nell’installazione Silphion, Emma Dotti e Federica Mariani ne ricostruiscono il seme dalla tipica forma a cuore, creando pastiglie edibili che ne riproducono le proprietà officinali sostituendovi erbe dagli stessi principi attivi. Le pillole sono accompagnate da un foglio illustrativo che usa il linguaggio del bugiardino farmaceutico per sovvertirlo: le indicazioni specificano di non consultare il medico, ma di rivolgersi a madri, sorelle, amiche o guaritrici. Gli effetti desiderati non sono clinici ma politici – l’indipendenza coniugale, la riappropriazione del desiderio. La tossicità è qui sedimentata nel potere dell’autorità medica, religiosa e statale che ha storicamente patologizzato e sottratto alle donne il sapere e il controllo sul proprio corpo. Silphion è un tentativo di restituzione.

Emma Dotti (Parma, 2000), artista visiva con base a Milano, è laureata alla magistrale di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Influenzata da circo e teatro, esplora le intersezioni tra comunità, spazi e corpi muovendosi tra installazione, scultura, video e performance. Il suo processo artistico è un divenire esperienziale che interroga la relazione tra corpo individuale e sociale, tra spazi fisici e immaginari. Ha esposto in spazi istituzionali e non, tra cui Fabbrica del Vapore (Milano), Centre d’Art Contemporain 3 bis f (Aix-en-Provence), Fondazione Ica (Milano), Luis Leu (Karlsruhe), Orgelfabrik (Karlsruhe). Fa parte di Kbb Orchestra, collettivo multidisciplinare milanese che unisce musica, performance, teatro e attivismo, e della redazione di fuoriregistro, rivista d’arte, di studi femministi e di pedagogie.

 

Federica Mariani (Milano, 2000) vive e lavora a Milano. È dottoranda presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove ha conseguito la laurea in Scultura nel 2024 e in Grafica d’arte nel 2022. La sua ricerca è dedicata alla decostruzione ideologica dell’immaginario femminile attraverso il recupero di memorie e pratiche dimenticate. Ha esposto in gallerie e istituzioni come Fondazione ICA (Milano), Casa Testori (Novate), Centro Pecci (Prato), GNAMC (Roma), MuchoMas! (Torino), Lusvardi Art Gallery (Milano), Fondazione Clerici-Spazio Contemporanea (Brescia), Palazzo Vecchio (Firenze). Finalista di Artevisione 2025, promosso da careof, ha proiettato i suoi video presso Anteo Palazzo del Cinema (Milano), Pacta (Milano), Galleria Bonelli (Milano) e Westend Galerie (Francoforte). Ha partecipato alle residenze di Almanac!, Cripta 747 e MuchoMas! e Via Farini.

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