Anamnesi di un’esposizione: il silenzio come sintomo

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Fonti

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Anamnesi di un'esposizione: il silenzio come sintomo

a cura di Genealogie del Futuro

Medieval woodcut illustration of a musk deer, 1616 © Wikimedia Commons

Nelle miniere di carbone del Novecento, i minatori scendevano sottoterra con un canarino in gabbia, ma non per compagnia: il piccolo corpo dell’uccello veniva usato per rilevare la presenza di gas tossici, soprattutto il monossido di carbonio. Un gas senza odore, senza colore, senza forma visibile: indistinguibile dall’aria respirabile eppure capace di agire sul corpo fino a comprometterne le funzioni vitali.

Il canarino, per dimensioni e metabolismo, era maggiormente esposto: assorbiva gli effetti prima e più intensamente degli esseri umani. Il segnale di pericolo non era il canto, ma la sua interruzione: era il silenzio a indicare che qualcosa aveva già iniziato a modificare le condizioni dell’aria. Il canarino perdeva l’equilibrio, collassava. Era allora che i minatori capivano di dover risalire. Il silenzio era diventato un sintomo.

 

L’esposizione di questa specie sentinella1 non era un incidente collaterale ma una condizione necessaria del sistema di rilevazione. Alcuni corpi vengono collocati in posizione di maggiore vulnerabilità affinché rendano leggibile ciò che altrove resterebbe impercettibile. 

Una maggiore permeabilità, una protezione ridotta, un’esposizione anticipata: ciò che li rende funzionali al sistema è anche ciò che li rende vulnerabili.

 

In questa prospettiva, la sentinella non è soltanto un indicatore biologico, ma una figura visibile come corpo e invisibile come soggetto; vista solo quando smette di funzionare, strumento e non testimone. Ciò che viene reso osservabile è prodotto attraverso un corpo che può essere sacrificato alla lettura del rischio. Non segnala perché comunica, ma perché fallisce. La sua sofferenza è parte del meccanismo che la utilizza come soglia.

In questa grammatica del segnale, il silenzio non è mai un’assenza neutra. È una forma d’iscrizione tardiva del danno.

 

Lo stesso silenzio attraversa le ricerche della biologa e zoologa Rachel Carson, che negli anni Cinquanta raccoglie dati sugli effetti dei pesticidi negli ecosistemi statunitensi. Ciò che emerge non è una catastrofe immediatamente visibile, ma una sottrazione progressiva di suono, di risposta. Qualcosa non torna. Gli uccelli non cantano. È un silenzio che si innesta lentamente, diventa un fenomeno diffuso e difficile da attribuire a una singola causa.
Anni dopo, Carson trasformerà questa esperienza nella descrizione di una città americana immaginaria, immersa in una “primavera silenziosa”2: le galline covano ma non nascono pulcini, i fiori sbocciano ma nessuna ape li visita, gli uccelli sono ancora presenti, ma tremano e non riescono a volare. Una polvere bianca come neve si è depositata sui tetti, sui prati, sui campi settimane prima, senza che nessuno la vedesse cadere. La contaminazione non agisce in modo isolato, ma attraversa la catena alimentare, si accumula nei tessuti, passa da un corpo all’altro, altera intere relazioni ecologiche senza mai assumere una forma immediatamente condivisa, dicibile. 

 

Corpi che diventano leggibili solo quando il danno è già avanzato; corpi che non rispondono più, alterati internamente da qualcosa che nessuno ha saputo verbalizzare. Il silenzio, in questa prospettiva, non è pace, né assenza, ma difficoltà di registrazione di una vita alterata che non trova linguaggio capace di articolarla. Una crisi della traducibilità del vivente: qualcosa agisce, modifica, interrompe processi vitali, senza assumere una forma politicamente riconosciuta. 

 

La logica non si è esaurita con il Novecento. I corpi sentinella si moltiplicano e cambiano forma: sono le comunità che vivono a ridosso di discariche e raffinerie, lə lavoratorə agricolə espostə ai pesticidi, i territori sacrificati all’estrazione. La soglia tra esposizione e riconoscimento non coincide mai: è sempre definita altrove, secondo criteri esterni rispetto a chi la subisce. Il danno viene prodotto prima ancora che qualcuno possa nominarlo.

 

Il silenziamento non è solo invisibilizzazione ma produzione attiva di ciò che non può essere ascoltato.

Insieme, proviamo a fare un’anamnesi di questa esposizione alla tossicità: raccogliere, nominare, restare nell’intervallo tra il danno e il suo riconoscimento.

George McCaa, U.S. Bureau of Mines, Canary coal mine, 1928 © Wikimedia Commons
Ernst Schlunberger, Caricature of Fritz Haber releasing gas on a WWI battlefield, 1910 - 1940 © Public Domain
1 Con specie sentinella si intende un organismo, prevalentemente un animale non umano, la cui maggiore suscettibilità agli agenti contaminanti lo rende uno strumento di rilevazione precoce di rischi ambientali. I dati relativi alla sua esposizione vengono raccolti e analizzati sistematicamente per identificare potenziali pericoli per altri organismi. Per approfondire: National Research Council, Animals as Sentinels of Environmental Health Hazards, National Academies Press, Washington D.C., 1991.
2 Per approfondire: Rachel Carson, Primavera silenziosa, Feltrinelli, Milano, 2016.

Visual Essay 

Anatomia della contaminazione

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