Anamnesi di un’esposizione: il silenzio come sintomo
a cura di Genealogie del Futuro
Pratiche di intossicazione volontaria
di Imma Egizio
Veleno. Una questione di dose
di Cecilia Lattari
La mia lingua, mescolanza
di Carlotta Rodighiero
Sangue Celeste
di Carolina Iacucci
Silphion
di Emma Dotti e Federica Mariani
My Man
di Gaia Michela Russo
La Scogliera del Sacco
di Francesca Baglieri
EXSARNO
di Cecilia Scarfò
Ricordati che questa è la prima volta che vivi
di Viola Morini
Nel mio ventre un vaso di plastica.
Visualizzare la sesta estinzione di massa attraverso la necroscopia marina
di Angela Balzano e Luca Seguenza
Prolifera, poi prolifera ancora
di Nicolas Pezzotta
Fonti
per approfondire
My Man
di Gaia Michela Russo
Un mosaico di immagini ci accoglie per donare, nell’insieme, l’atmosfera del video di Gaia Michela Russo: My Man. Cani da caccia corrono tra i prati in maniera agitata e violenta e, davanti a questa proiezione, un’allodola impagliata sbatte le ali meccaniche girando in tondo. Un congegno, quest’ultimo, usato nella caccia per attirare altri uccelli della stessa specie. “Allodola” è anche il vezzeggiativo con cui il personaggio Torvald chiama la moglie Nora in Casa di bambola di Henrik Ibsen – testo teatrale a cui l’artista fa riferimento – evidenziando la condizione di infelicità di una donna ridotta a ornamento. Nell’installazione l’allodola continua imperterrita a girare, forse per tentare una fuga, forse per manifestare l’eterno ritorno dei circoli viziosi, lei gira. Chi è dunque la preda e chi il cacciatore? Chi infligge violenza a chi? Russo ci suggerisce che il dualismo “preda-cacciatore” potrebbe coincidere con la dicotomia “donna-uomo”.
Gaia Michela Russo (Milano, 1998) si diploma in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 2021. Molto del suo lavoro subisce la forte influenza dell’ambiente teatrale e musicale. Grazie ad artistə e docenti incontratə lungo il suo percorso si avvicina a tematiche quali inclusività e intersezionalità, arrivando ad analizzare l’arte e la sua funzione didattica e pedagogica. Nell’aprile 2024 termina il percorso di Terapeutica Artistica sempre presso l’Accademia milanese. La collettività e la partecipazione diventano punti focali della sua pratica, attingendo, attraverso diverse modalità, al mondo dell’infanzia, del ricordo e della sua rielaborazione, trasformando la memoria e il gioco in chiavi di lettura della sua poetica e delle sue opere. Approfondisce la sua ricerca anche partecipando a diverse residenze in Italia.
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