Penna, compasso e squame di drago

a cura di Genealogie del Futuro

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Per non essere qui. Prevedere una mappa

di Matilde Ricci

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Geografie tattili: le mappe di Ammassalik Ø

di Vittoria Caschili

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Risonanze: contro-mappe per un’epistemologia del suono e del limite

di Arianna Pallotta

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Imagines Mundi

di Giulia Flavia Baczynski

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Dallo zenit all’orizzonte

di Marco Strappato

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Field test (bleeding hearts)

di Chiara Trivella

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Ridisegnare i margini: per una topografia collettiva del desiderio

di Anna Martinatti e Greta Papaveri

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Stellantis

di Matteo Gatti

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Piscgame

di Manuel Ghidini

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Ipervotum/Mappula

di Aurora Lacirignola

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L’archivio fotografico di Annabella Rossi come cartografia antropologica [dei margini] del Meridione

di Rosanna Carelli

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Esplorazioni di Identità di Confine in Gloria Anzaldúa e Sandra Cisnero

di Viola Nassi

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Fonti

per approfondire

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Dallo zenit all’orizzonte

di Marco Strappato

Quante linee ci sono in una mappa? Quando la realtà si rispecchia nell’iride, l’iride guida la mano e la mano s-piega il mondo intavolato, lì avviene il contrabbando cartografico: come il sole zenitale l’occhio è sicuro, rischiara le ondulazioni terrestri, perde l’ingenuità e guadagna la sua propria “scienza” senza orizzonte. Questa immagine planare, quantitativa e (sempre) costruita dall’alto, viene sovvertita da Marco Strappato, che la dissolve Dallo zenit all’orizzonte, come sono titolate le sue porzioni di mappe negative, svuotate nel gesto clandestino di un tratto continuo che ricopre, mette in fuga e opacizza le precisissime linee di demarcazione territoriale. Strappato rivela così il gioco segnico, concreto e metaforico, che è matrice di ogni confine, ritornando al grado zero e senza coordinate della geo-grafia, dell’immagine e del linguaggio. In questo deliberato disorientamento, la mappa scompare e diventa atmosfera: la si guarda con esitazione, come si fosse davanti (o dentro) la forma rarefatta e incerta di una fata morgana, e nel mentre ci si chiede a cosa possono portare queste immagini-creature, senza arrivare mai a una risposta definitiva.

Marco Strappato (Porto San Giorgio – FM, 1982) vive e lavora a Milano. Ha conseguito un MA presso il Royal College of Art di Londra e in precedenza ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, e all’Accademia di Firenze. Ha partecipato a residenze artistiche presso Rupert, Vilnius; Maison Folie Wazemmes, Lille; Via Farini, Milano; Fondazione Spinola Banna, Poirino. È stato invitato alla 16a Quadriennale di Roma e alla 5a Biennale di Praga. Tra gli spazi istituzionali in cui ha esposto si segnalano MAXXI, MACRO e American Academy, Roma; MAMbo e Fondazione del Monte, Bologna; Centro Pecci, Prato; Palazzo della Permanente, Milano; Victoria Art Center, Bucarest; Royal College of Art e Camden Art Centre, Londra; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; Fondazione Merz, Torino; Fondazione Menna, Salerno. Ha inoltre esposto in spazi no profit e di ricerca come Jupiter Woods e The White Crypt, Londra; The 5th Floor, Tokyo; NurtureArt, New York; Careof / DOCVA e settantaventidue, Milano.

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