Penna, compasso e squame di drago
a cura di Genealogie del Futuro
Per non essere qui. Prevedere una mappa
di Matilde Ricci
Geografie tattili: le mappe di Ammassalik Ø
di Vittoria Caschili
Risonanze: contro-mappe per un’epistemologia del suono e del limite
di Arianna Pallotta
Imagines Mundi
di Giulia Flavia Baczynski
Dallo zenit all’orizzonte
di Marco Strappato
Field test (bleeding hearts)
di Chiara Trivella
Ridisegnare i margini: per una topografia collettiva del desiderio
di Anna Martinatti e Greta Papaveri
Stellantis
di Matteo Gatti
Piscgame
di Manuel Ghidini
Ipervotum/Mappula
di Aurora Lacirignola
L’archivio fotografico di Annabella Rossi come cartografia antropologica [dei margini] del Meridione
di Rosanna Carelli
Esplorazioni di Identità di Confine in Gloria Anzaldúa e Sandra Cisnero
di Viola Nassi
Fonti
per approfondire
Field test (bleeding hearts)
di Chiara Trivella
A partire dalla storia di una bambina che dispone delle pietre nel prato prende forma l’idea di un mondo non ancora ordinato né misurato, ma attraversato per prossimità e contatto. È alla luce di questa esperienza tattile primordiale che Chiara Trivella indaga l’origine sensibile della cartografia, intesa come il tentativo di tracciare e trattenere ciò che è fragile di natura, come i ricordi, le esperienze sensoriali e la relazione con l’altro. Field test (bleeding hearts) è uno spiraglio che permette di scorgere un singolo frammento di una cartografia intima: segni, pause, colori, immagini e parole vengono tratteggiate in maniera non lineare, pieni e vuoti si alternano nel bianco della pagina, intesa come una soglia porosa tra corpo e mondo. In assenza di una qualsivoglia legenda o di punti di riferimento riconoscibili, ci ritroviamo smarritə di fronte a una mappa situata e relazionale, in cui il corpo – della bambina, dei gesti tracciati e di chi guarda – si afferma come primo strumento per orientarsi in questo sentire.
Chiara Trivella (Clusone – BG, 1998) vive e lavora a Milano. Laureata in Lingue e letterature straniere presso l’Università degli Studi di Milano, indaga le soglie del linguaggio attraverso pratiche ibride che intrecciano scrittura, immagine e processi di deviazione. La sua ricerca si focalizza su ciò che emerge nei vuoti, nelle fratture e negli scarti, esplorando i temi della fede, della memoria e delle trasformazioni del corpo.
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