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Da dove arriva la cucuzza della nonna?

di Anita Fonsati e Angela La Rosa

Cammino tra gli orti della mia città e vedo questo ortaggio verde… Sembra una zucchina ma è troppo LUNGA! È di un verde pallido, più chiaro del solito, la sua forma non è regolare, in certi punti è più grossa, in altri si assottiglia tantissimo. Alcuni esemplari si attorcigliano anche su loro stessi formando forme davvero curiose, quasi buffe.

 

Ma questa è la cucuzza che coltiva la nonna!

 

Cosa ci fa una cucuzza siciliana tra gli orti di Prato? 

Com’è arrivata fin qui? Ma le piante viaggiano? 

Esiste il vagone di un treno che trasporta solo semi? O forse si spostano senza dire nulla a nessuno e un giorno in Toscana è nata una zucca siciliana? No, sembra impossibile… Bisogna indagare. 

 

Ho chiesto alla nonna e ho scoperto che i semi si spostano tra i continenti con l’aiuto del vento, dell’acqua e degli animali.

Ecco quali sono i loro vagoni del treno!

Questi permettono loro di arrivare anche in terre lontanissime e di scoprire, magari, di poter crescere meglio in condizioni climatiche diverse. La nonna mi ha anche detto che i semi hanno varie forme o grandezze per potersi spostare nel modo migliore.

 

La nostra cucuzza può infatti girovagare anche per un anno intero e galleggiare sull’acqua proteggendo dal sole e dal caldo i suoi semi, che rimangono così buoni e pronti a germogliare ovunque lei arrivi. I semi possono essere intesi, studiati e anche utilizzati come «strumento con cui le piante trasportano il proprio genoma attraverso lo spazio, il tempo, la geografia e le diverse antropologie umane» (estratto dall’intervista inedita Non ci sono padroni di casa nell’Antropocene: in dialogo con Leone Contini, a cura di Angela La Rosa), questo è almeno quello che ha detto Leone, che le zucchine le colleziona per mestiere!

 

Ma allora la nonna e Leone hanno ragione!

I semi viaggiano e possono anche arrivare in continenti lontanissimi, dove nessuno parla la loro lingua ma – nonostante questo – vengono ospitati, piantati e curati così che alla fine diventano autoctoni anche loro e nessuno si ricorda più dove sono nati. 

Un seme che viene dall’altra parte del mondo germoglia in una terra straniera, appropriandosene. La terra viene quindi plasmata attraverso la pratica agricola e si trasforma nella sua casa. (ibidem) 

Ecco perché gli stessi ortaggi hanno nomi diversi in posti diversi, anche se forse non sono proprio uguali uguali uguali. Se scavassi una buca profondissima fino alla Cina, troverei la stessa zucchina della nonna solo con un nome diverso?

 

Credo che forse, dopo tutto il loro vagare, i semi non possano mica essere identici a come erano quando sono partiti, e quindi che quella zucchina un po’ sia cambiata: nella forma, nel colore, forse anche nel sapore, ma non sarà poi così diversa…

 

Sarà sempre per tale ragione che la nonna cucina la zuppa di cucuzza con i tenerumi mentre a Prato l’ho assaggiata saltata in agrodolce: perché la gente nel mondo ha gusti diversi, anche se in realtà mangia lo stesso ortaggio! 

 

Quello dei semi può essere addirittura definito un pellegrinaggio linguistico, per questo la cucuzza può essere per te la zucchina serpente e contemporaneamente per me la zucchina Lagenaria, anche se condividiamo la stessa pietanza allo stesso tavolo.

 

Mi viene da pensare che allora il cibo non sia solo una necessità alimentare ma faccia anche parte di «un processo culturale, linguistico e tradizionale»(Andrea Borghini, Come viaggiano i semi?, 29.06.2023, Isola Pepe Verde, Milano), ecco perchè è così importante dovunque ma in modi così vari.

Questo me lo ha detto un filosofo di nome Andrea, che per lavoro studia i comportamenti alimentari delle diverse civiltà, perciò conosce le tradizioni culinarie di tutto il mondo.

 

Se iniziassi a collezionare i semi come se fossero figurine, cercandoli per tutta la città o facendomeli recapitare da quei luoghi lontani che non ho ancora visto, potrei disegnare un vero e proprio atlante dei semi e capire come viaggiano e come hanno viaggiato in passato… Allora sì che saprei come mangiano negli altri Paesi! 

Guarderei ai semi come una grande metafora degli scambi tra le culture, così come mi hanno insegnato la nonna, Leone e Andrea, perché alla fine…

 

la cucuzza della nonna,

o zucchina Lagenaria,

o zucchina serpente,

o zucchina siciliana,

o zucca da vino,

o zucca lunga,

o zucca a fiasco,

o zucca bottiglia,

o sì-gua, 

o chu-chu,

o upolauki,

e chissà quante altre ce ne sono da scoprire…

 

è un’ottima pellegrina e viaggiando ha imparato così tante cose che ancora devo scoprire!

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